IL GIORNALE DI BRESCIA - 26 MARZO 2004, PAGINA 22

 

Storia e storie del sigaro più famoso del mondo nel libro di Orlando Quiroga presentato al “Cigar club Calle de la Industria 520” di Iseo
Passione e mistero del seducente Habano

Iseo
Gli scrittori imparziali non fanno per il lettore acuto: odorano (metaforicamente) di tassidermia. Dal libro di cui stiamo per parlare (“Pasion habanos – da Partagas a Robaina”, che reca come sottotilo “Alcuni secoli di passioni, misteri, intrighi e lotte in nome del seducente habanos”) esce invece, inconfondibile, l’aroma “dell’Avana”, inteso come sigaro. Che noi da questo momento in poi chiameremo con il suo vero nome: habano, così come ci consiglia l’autore stesso del volume che, abbiamo incontrato a Iseo nei giorni scorsi.
Sì, ma che ci fa uno scrittore cubano in riva al Sebino? Giusto spiegarlo: un po’ perché queste righe non abbiano l’aspetto di uno scritto troppo “peregrino” (in senso leopardiano: del resto da qui l’idea dell’”operetta morale” è lontana mille miglia). E poi perché – preoccupazione che ci tocca sempre, quando scriviamo di questo argomento – non balugini l’idea che si voglia indurre qualcuno all’uso del tabacco: idea lontanissima da chi scrive, peraltro un non fumatore doc.
Orlando Quiroga, dunque, sett’anni portati con baldanza e, oseremmo dire, con letizia, è stato ospite del “Cigar Club Calle de la Industria 520”, che ha sede appunto ad Iseo e come forza motrice l’appassionato vigore dei fratelli Giorgio e Paolo Bassan: la comitiva – assai numerosa – si è radunata qualche tempo fa, per uno dei suoi periodici incontri, all’”Albereta” di Gualtiero Marchesi, avendo come ospite d’onore ovviamente Quiroga e l’ambasciatore di Cuba in Italia Maria de los Angeles Florez Prida. Ma, soprattutto, “Calle de la Industria” ha sostenuto lo sforzo dell’edizione del volume: che oltre a non odorare di tassidermia (vabbé, non prendete il vocabolario, è l’imbalsamazione) si rivela curatissima e decisamente professionale: per carta, rilegatura, grafica, immagini.
Ma un libro è soprattutto quel che c’è scritto. E, scritta nel libro, c’è nella prima parte, la storia del sigaro e delle sue relazioni con alcuni “potenti”; vicende narrate con divertito affetto, con ironia, con amore del vivere e di godersi le piccole gioie; lo si capisce sin dalla dedica, che suona così: “A tutti gli italiani che amano il sigaro cubano e che, al contrario del loro compatriota Cristoforo Colombo, hanno subito compreso che l’habano è un regalo dal cielo”; mentre la seconda parte del volumetto (una novantina di pagine in tutto, misura adatta ai poeti alessandrini dell’antica Grecia che odiava il “mega biblion”) si addentra nei particolari delle etichette storiche dell’habano.
Orlando Quiroga, in un tardo mattino iseano di qualche giorno fa, ci ha racontato di sé, del suo amore per l’Italia, sbocciato 45 anni or sono e testimoniato dall’ottimo italiano che lo scrittore parla. “Si – dice -, sono partito per l’Europa, giusto per vedere, quando avevo 25 anni: Spagna, Francia e soprattutto Italia. Dove ho avuto la sensazione che la vostra terra mi “stesse aspettando”. Firenze, Venezia… Se ho cominciato a scrivere è perché questi luoghi mi hanno regalato una nuova sensibilità”. Cinque volumi all’attivo, compreso quest’ultimo, che hanno fatto di Quiroga l’”Hombre Habano 2004”, con premio consegnato in pompa magna nella capitale della Repubblica caraibica poco prima del recente viaggio in Italia.
La chiacchierata con Quiroga spazia tra fumo, musica (“conosco praticamente tutto della vostra opera: ah, Verdi, Puccini!”), piaceri var della vita. “Fumo, però, è un termine troppo generico: perché accanto all’amore per l’habano lo scrittore espira idiosincrasia per la sigaretta, nella quale vede la sorella del fast food, “testimonial” di una cultura della fretta, dell’indigenza di tempo da vivere: “Ma cosa credete – dice -: che sia il tabacco a far male? Io dalle mie parti ho visto campare fino a novant’anni un mucchio di persone che avevano cominciato a fumari sigari da bambini”. E, pronunciando queste parole, tira fuori da una cartelletta la fotografia che lo ritrae insieme a Compay Segundo. “No, no: è la cartina, sono le plastiche a rendere la sigaretta deleteria. Vuol mettere il sigaro? Solo foglie di tabacco, nessun additivo “industriale e niente fumo nei polmoni, visto che il senso del gusto ha sede in bocca e quindi non c’è bisogno di inspirare”.
L’abisso sigaro-sigaretta è, per lo scrittore, incolmabile: “La sigaretta è un oggetto di consumo rapdo, nevrotico. Il “tabacco” (e con questa sineddoche siamo ormai all’appellativo più familiare, ndr) chiede tempo, è fatto per starsene in pace, magari mentre si parla con gli amici”. Gli ricordiamo quanto sosteneva Brech, grande amante del sigaro: andare a teatro senza fumare è un crimine. Trovando nello scrittore cubano solidarietà assoluta al grande drammaturgo tedesco. E poi, dall’esperto, ascoltiamo un consiglio “tecnico”: “L’ideale è degustare il sigaro bevendo il tè, che ne esalta il sapore”.
Già, ma come la mettiamo con il “prossimo”? Perché tutto si può dire di questo magari simpatico cilindro marrone, ma non che non sia di una terribile invadenza, quando se ne accende un’estremità. La risposta è filosofica: “Sa qual è il problema? Che la gente sa sopportare benissimo il dolore degli altri, ma fa molta più fatica a tollerarne il piacere. Vedo gente cenare tranquillamente davanti alla tv mentre guarda un massacro al telegiornale, e on ne mancano di sicuro: a me certe immagini danno molto più fastidio che non l’odore di un habano”. Questione di sensi, forse verrebbe da rispondere: magari la vista è meno soggetta all’”offesa” di quanto non sia l’olfatto. Ma obiettivamente il paragone che Quiroga propone è allettante: E lo lasciamo alla riflessione di chi legge.
Poi l’autore passa descrivere le sue sensazioni all’incontro con il lago d’Iseo: conquistando così senza fatica la simpatia imperitura del suo interlocutore (noi provincialotti siamo fatti così; ma non al punto di annoiare il lettore con questo panegirico).
E adesso, se qualcuno ha avuto la pazienza di arrivare fino qui, si merita le indicazioni per procurarsi il libro: che di sicuro non “nuoce gravemente alla salute”, ma che, anzi, è divertente e bene scritto. Si può sapere di tutto – se si incontrano difficoltà in libreria – informandosi sul sito www.calledelaindustria520.org, rivolgendosi via e-mail a: info@calledelaindustria520.org per telefono allo 030/980718 o via fax allo 030/9822894.


Giuseppe Antonioli

 


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